Mantenersi in salute presuppone l’adozione di uno stile di vita sano
con un occhio attento alla bilancia e dedicando del tempo alla pratica
sportiva. Per monitorare lo stato di salute degli umbri la Regione Umbria
ha attivato un vero e proprio piano di lavoro che prevede varie azioni,
tra cui la rilevazione puntuale delle abitudini di vita. La valutazione
del “guadagno di salute” della popolazione negli ultimi cinque anni è
al centro del convegno dal titolo “La salute degli umbri”, in corso
fino a domani a Perugia su iniziativa della Regione. Interverranno gli
assessori regionali alla sanità, Maurizio Rosi, e alle politiche
sociali, Damiano Stufara, dirigenti e funzionari regionali, medici
delle Aziende sanitarie locali, docenti universitari, ricercatori. Stamani sono stati resi noti i risultati del “Rapporto Passi
dell’Umbria 2008”, il sistema di sorveglianza che analizza i “Progressi
nelle aziende sanitarie per la salute in Italia” che, attraverso le
interviste condotte da operatori sanitari della Asl su un campione
rappresentativo degli umbri, analizza i fattori fondamentali di rischio
per la salute e la diffusione delle misure di prevenzione. “La Regione Umbria – ha detto Maria Donata Giamo della direzione
regionale sanità e servizi sociali – partecipa al sistema di
sorveglianza attivato a livello nazionale. Questo ci permette di
confrontarci con altre realtà e capire anche, a partire dalla reale
situazione, come indirizzare le varie azioni. In particolare, il
sistema Passi ci permette di monitorare in modo dettagliato la realtà,
perchè se sul fronte della prevenzione e delle vaccinazioni siamo molto
avanti anche grazie al sistema informativo, ci sfuggono quel numero di
soggetti che si rivolgono, ad esempio per i tre screening, alle
strutture private. Ormai da tempo – ha detto Giamo – abbiamo creato una
rete stretta con interlocutori esterni per coordinare varie attività di
prevenzione. In particolare con l’Ufficio scolastico regionale abbiamo
sottoscritto un protocollo per tutta una serie di attività di
prevenzione e informazione nelle scuole”. I risultati della sorveglianza “PASSI 2008” evidenziano
differenze sia tra le diverse aree geografiche dell’Umbria che tra le
differenti categorie socio demografiche della popolazione. Dallo studio
infatti, emerge un quadro profondamente caratterizzato da
diseguaglianze di salute influenzate dalle condizioni sociali. Scendendo in dettaglio il campione di intervistati nel 2008 è
costituito da 1270 persone, selezionate in modo casuale dalle liste
delle anagrafi sanitarie delle Asl regionali ed è costituito in uguale
percentuale da donne e uomini (50per cento), mentre l’età media
complessiva è di 44 anni. Il 64 per cento ha un titolo di studio
superiore o la laurea e il 67per cento di coloro che hanno tra 18 e 65
anni ha un lavoro regolare. Il confronto del campione con la popolazione umbra indica una
buona rappresentatività della popolazione da cui è stato estratto,
consentendo pertanto di poter estendere le stime ottenute alla
popolazione regionale. Dallo studio emerge che l’Umbria mostra percentuali di
sedentarietà significativamente inferiori rispetto al trend nazionale.
I sedentari infatti, sono il 25per cento, mentre il 34per cento degli
intervistati ha dichiarato di svolgere un livello di attività fisica
conforme a quanto indicato dalle raccomandazioni internazionali. Circa
un terzo del campione riferisce che un operatore sanitario ha
consigliato di svolgere regolare attività fisica. Sul fronte della situazione nutrizionale e delle abitudini
alimentari il 34per cento degli intervistati è in sovrappeso mentre il
10per cento è obeso. Inoltre, il 56per cento delle persone in eccesso
ponderale ha riferito che un operatore sanitario gli ha consigliato di
fare una dieta per perdere peso, mentre il 39per cento ha ricevuto il
consiglio di svolgere regolare attività fisica. Per quanto riguarda l’alimentazione il consumo di frutta e
verdura è risultato molto diffuso, sebbene solo l’8 per cento dichiara
di assumere le quantità raccomandate. Le cose cambiano rispetto al
consumo di alcol: i bevitori a rischio sono il 18per cento del
campione, di cui il 7 per cento risulta bevitore fuori pasto, il 7per
cento “binge” (disturbo dell’alimentazione incontrollata) e il 4per
cento forte bevitore. Emerge una particolarità: gli intervistati
riferiscono raramente che un operatore sanitario si è informato (14per
cento) su questa abitudine e ha consigliato (2per cento) di moderare il
consumo di alcol. Al campione esaminato è stato chiesto anche di riportare se
fumano e quanto: i fumatori rappresentano il 29per cento dei 18-69enni.
Le percentuali di fumatori tra uomini e donne sono sempre più vicine e
per la prima volta non significativamente diverse. Nel corso
dell’ultimo anno circa 37per cento ha tentato di smettere. Il 96% dei ex-fumatori ha smesso di fumare da solo. Circa l’80per
cento degli intervistati ha riferito che il divieto di fumare nei
locali pubblici e sul luogo di lavoro viene rispettato sempre o quasi
sempre, mentre il 64per cento ha dichiarato che nelle proprie
abitazioni non è permesso fumare. Per quanto riguarda il rischio cardiovascolare relativamente
all’ipertensione arteriosa al 17per cento del campione non è mai stata
misurata la pressione arteriosa. Il 20per cento degli intervistati ha
dichiarato di essere iperteso e tra questi l’85per cento è in
trattamento farmacologico, percentuale significativamente maggiore
rispetto al dato medio del pool nazionale (73per cento). Il 17per cento ha riferito di non aver mai misurato il
colesterolo. Un quarto del campione ha dichiarato di avere valori
elevati di colesterolemia e tra questi il 23 per cento di trattarlo
farmacologicamente. Inoltre solo il 3 per cento degli intervistati di
35-69 anni ha riferito che il proprio medico gli ha comunicato il
punteggio di rischio cardiovascolare. La percentuale di coloro che
riferiscono di essere affetti da diabete nella popolazione di 18-69
anni è circa del 5per cento. Le domande riguardavano anche la sicurezza stradale e le risposte
non sono state delle più soddisfacenti: il 74 per cento delle persone
intervistate ha dichiarato di utilizzare in modo sistematico la cintura
di sicurezza anteriore e solo il 14per cento ha utilizzato sempre la
cintura posteriore. Queste percentuali risultano significativamente più
basse rispetto al dato medio del pool nazionale. L’11per cento ha
dichiarato inoltre di aver guidato sotto l’effetto dell’alcol, mentre
l’8 per cento di essere stato trasportato da un conducente che guidava
sotto l’effetto dell’alcol. Altro dato da non sottovalutare è che
nonostante la frequenza degli infortuni la percezione del rischio
infortunistico in ambito domestico non è elevata visto che il 90per
cento degli intervistati ritiene questo rischio basso o assente. La
percentuale degli intervistati che ha ricevuto da varie fonti
informazioni al riguardo è limitata al 24per cento, tra questi il 27per
cento ha messo in atto misure per rendere più sicura la propria
abitazione. Relativamente ai programmi di prevenzione individuale l’81per
cento delle donne tra 50-69 anni ha effettuato una mammografia negli
ultimi due anni come raccomandato. Questa dato risulta
significativamente maggiore rispetto alla media nazionale (71per
cento). Per la diagnosi precoce del tumore del collo dell’utero l’81per
cento delle donne tra 25-64 anni ha effettuato almeno un pap test negli
ultimi tre anni come raccomandato. Anche in questo caso la percentuale
risulta significativamente maggiore rispetto al dato medio del pool
delle ASL (75per cento). Il 42per cento delle persone di 50-69anni ha
praticato la prevenzione del colon retto: il 32per cento ha eseguito un
test per la ricerca del sangue occulto nelle feci negli ultimi due anni
(significativamente maggiore rispetto al pool delle ASL 23per cento) e
il 10 per cento un retto-sigmoidoscopia o una colonscopia negli ultimi
5 anni. Solo il 22per cento delle persone tra 18-64 anni con almeno una
condizione a rischio per le complicanze dell’influenza dichiara di
essersi vaccinato durante la stagione 2007-2008. La percentuale di
donne ritenute suscettibili alla rosolia o con stato immunitario
sconosciuto è pari al 42%. Infine relativamente alla percezione dello stato di salute il
65per cento delle persone intervistate ha dichiarato di ritenere buono
o molto buono il proprio stato di salute, ma le persone più anziane,
con una o più patologie croniche, con un basso livello di istruzione o
con molte difficoltà economiche hanno una percezione molto meno
positiva della loro situazione generale. Circa il 10per cento del campione riferisce di aver avuto nelle
due settimane precedenti l’intervista sintomi di depressione. Tra
questi il 41per cento si è rivolto ad un medico mentre il 37per cento
non ha chiesto aiuto a nessuno. |